Nell'era dei saggi di danza, delle palestre, del corpo scultureo, dell'ostruzionismo alla cultura, mi piacerebbe trovare spiragli che facciano riprendere "forma" ai neuroni ... ci proviamo???
venerdì 13 giugno 2014
Matteo, o chi per te, #staisereno e #staiattento
venerdì 31 ottobre 2008
Lettera a una studentessa

L'ho trovata, letta, mi ha emozionata perchè mi ci ritrovo interamente in queste parole. Queste parole sono mie, mi appartengono.
Lontano il tempo in cui potevo essere la destinataria diretta di queste righe, vicino e percettibile il significato perchè sono mamma di un figlio in pericolo. Pericolo che cerco con ogni forza di combattere al suo posto, pericolo che vorrei rendere inoffensivo per offrire domani la possibilità al mio Giò di farsi valere per le sue conoscenze, le sue attitudini, la sua perseveranza, la sua voglia di vita. Pericolo che non abbia più la possibilità che egli possa realizzare ogni suo sogno. Pericolo che rappresenta uno specchio per le allodole e cela altri attacchi ai bisogni primari di ogni cittadino.
Istruzione e salute non si toccano: SONO UN BENE PUBBLICO!!!
Ci vediamo in piazza ...
Lettera a una studentessa
Autore: Nichi
Non hai un solo nome, sei un soggetto plurimo, sei una moltitudine, sei maschile e femminile. Eppure voglio
scriverti pensandoti come un singolo, anzi come una singola. Si, come una studentessa: e non certo per pelosa galanteria, ma perché la “cosa” che incarni è così poco militarizzata e gerarchizzata che mi offre una declinazione al “femminile” dei pensieri che mi ispiri. E dunque, cara studentessa anti-Gelmini: ti spio, ti annuso, provo a decifrare il tuo lessico, cerco di indovinare i tuoi gusti e le tue passioni. Hai la faccia anche della mia piccola Ida, che è andata al suo battesimo con la piazza con la serietà con cui ci si presenta ad un esame scolastico. Il suo primo corteo. Mi sono imposto, per una questione di igiene politica, di non fare paragoni (il 68, il 77, l’85, la pantera): quei paragoni che dicono molto della nostra vecchiezza e poco della giovinezza di chi compone le forme nuove della ribellione al potere. Ho cercato di non sovrapporre la mia epopea, la mia biografia, la mia ideologia, al corpo sociale che tu rappresenti, al processo culturale che tu costruisci, alla radicale contraddizione che tu fai esplodere con la fantasia e il sarcasmo dei tuoi codici comunicativi e della tua contro-informazione. Tu sei, seppure ancora appesa a più fili di adolescenza, una domanda matura e irriducibile di democrazia: e hai capito che per non essere ridotta alla volgarità del tele-voto e della pubblicità, la democrazia non può che vivere e rigenerarsi nel rapporto con le culture, nella socializzazione dei saperi critici, nella ri-tessitura quotidiana delle reti di incivilimento e dei nodi di convivialità. La scuola è il fondamento di ogni democrazia. Lo è quando insegna ai bimbi delle elementari l’elementare rispetto per ogni essere umano: precetto che forse evaporerebbe in qualche istituto scolastico di rito padano. Lo è quando riannoda i fazzoletti della memoria storica e tramanda narrazioni, saperi e valori. Lo è anche quando la scuola fuoriesce da sé, straripa nel conflitto politico-sociale, invade la piazza,
trasferisce la cattedra sul marciapiede, proietta le proprie attitudini pedagogiche sui territori, rompe la separatezza dei suoi microcosmi e investe con domande di senso l’intera società. Dimmi che scuola hai e ti dirò che società sei. C’è chi immagina, anzi c’è chi vuole apparati della formazione che preparino alla precarietà esistenziale e produttiva: e dunque servono scuole e università dequalificate. Le classi dirigenti (forse è più appropriato dire “classi dominanti”) si riproducono invece per partenogenesi, ben protette in quei laboratori della clonazione sociale che sono scuole e università private. Cara studentessa, queste cose tu le hai scoperte con semplicità, le hai spiegate alla tua famiglia, le hai narrate con compostezza nelle assemblee, hai rivendicato la tua centralità (la centralità della pubblica istruzione) contro chi “cogliendo l’attimo” dell’egemonia berlusconiana voleva e vuole di colpo annullare un secolo di battaglia delle idee, di esperienze gigantesche di riorganizzazione sociale e scolastica: hai ben compreso che la Gelmini non è folclore, ma è il punto più insidioso dell’offensiva della destra, è una sorta di don Lorenzo Milani rovesciato, è l’apologia di un “piccolo mondo antico” abitato da voti in condotta e grembiulini monocromatici dietro la cui scenografia ottocentesca si muove la modernità barbarica del mercato: che non ha bisogna di individui colti, e liberi perché padroni delle conoscenze, ma ha bisogno di piccole libertà in forma di merce per individui ammaestrati alla competizione e diseducati alla cooperazione.
Carissima studentessa, la lezione più importante che ho appreso studiando le vicende del secolo in cui sono nato è che l’obbedienza non è una virtù assoluta. Se è ossequio ad un potere cieco, ad un codice violento, ad un paradigma di morte, allora bisogna ribellarsi, allora bisogna scegliere le virtù civiche della disobbedienza. Non si può obbedire alla politica del cinismo affaristico e classista. Al contrario, dobbiamo cercare la politica che ci aiuta ad essere la forza ostetrica che fa nascere il futuro. Volevo ringraziarti perché, spiandoti e annusandoti, non ho pensato: questa qui è dalla mia parte. Ho pensato che la mia parte (stavo per dire il mio partito) è nello spazio riempito dai tuoi gesti, dalle tue parole, dalla forza inaudita di tutte le tue libertà.
Nichi Vendola
mercoledì 15 ottobre 2008
Brunetta ed il Governo contro i precari
di
La Camera dei deputati ha approvato in data odierna l’articolo 37 bis del ddl 1441 quater.
Ciò significa che i 50.000 tempi determinati della pubblica amministrazione e le altre migliaia impiegate con contratti diversi, ma sempre in maniera continuativa e subordinata, saranno cacciati via da questo Governo buttando così a mare anni di esperienza e di capacità professionali acquisite quasi sempre utilizzate per garantire quella continuità , efficacia e qualità dei servizi che ben difficilmente potranno essere recuperate nel caso questi lavoratori dovessero essere espulsi dalla pubblica amministrazione, come è negli intendimenti del Governo.
Lavoratori che è bene ripetere in moltissimi casi svolgono funzioni essenziali alla sopravvivenza ed al lavoro degli enti stessi, soprattutto nei Comparti delle Regioni e delle Autonomie Locali, della Sanità Pubblica.
Con questa decisone si è dunque manifestata la volontà esplicita di espellere dal lavoro, dall’oggi al domani, migliaia di persone, senza curarsi delle conseguenze sui servizi pubblici. .
Questo provvedimento è, per altro verso, anticostituzionale in quanto entra nel merito della autonomia organizzativa delle Amministrazioni sancita dal titolo V della Costituzione, come peraltro asserito dalla regione Toscana che ha già preannunciato il ricorso alla Corte Costituzionale se non ci saranno modifiche al decreto;
IL testo del 37 bis dovrà essere profondamente cambiato, il sindacato promuoverà, a partire dalle manifestazioni unitarie già programmate, tutti gli sforzi possibili per fare mutare opinione al Governo e modificare al Senato questo provvedimento .
Roma, 15 ottobre 2008
venerdì 19 settembre 2008
giovedì 26 giugno 2008
Dilemma delle 23

Pensavo alla notizia di oggi ... intercettazione, denuncia per violazione della privacy ... Solito scenario ... nauseabondo
Dopo la mia bella "travagliata" giornata, mi è sorto un bel dubbio.
Mettiamo che il Tribune o il Post oppure un qls altro giornale straniero, pubblichi notizie dai contenuti protetti dalla ns "nuova" e protettiva legge sulle intercettazioni. Le pubblichi all'estero ... Bene, che accade???
Da ignorante quale io sono, suppongo che i soggetti intercettati non possano far molto.
Mettiamo per ipotesi che qlk giornalista italiano riporti l'articolo dei colleghi stranieri, potrebbe essere denunciato???
Mi piacerebbe essere ora un esperto in diritto internazionale ...
Le 23 sono un'ora strana. E' quasi ora di andare a nanna, si fanno i resoconti della giornata, si programma l'indomani, si addormenta la prole indomita, si cazzeggia a telefono e si scambiano effusioni ... e poi vengono sti dubbi che angosciano la mente.
Sti neuroni dovrebbero andare in andropausa ...

