Nell'era dei saggi di danza, delle palestre, del corpo scultureo, dell'ostruzionismo alla cultura, mi piacerebbe trovare spiragli che facciano riprendere "forma" ai neuroni ... ci proviamo???
venerdì 13 giugno 2014
Matteo, o chi per te, #staisereno e #staiattento
domenica 12 agosto 2012
L'Ilva, il diritto alla salute e al lavoro
SS106, chiusi i finestrini per non essere ammorbati dal cattivo odore dell'ILVA. Quell'odore che ci accoglieva quando tornavamo dai campi SCOUT. Ci rendevamo conto che eravamo a casa quando in lontananza si intravedeva il cielo rosso di Taranto.
Quanto dolore ogni volta che apprendevamo che quell'amico, quel conoscente improvvisamente spariva per tentare il viaggio della speranza.
Il cancro, come una serpe gravida, si insinuava quotidianamente.
I bambini costretti a vivere con un cielo costantemente plumbeo sulle loro teste.
E me lo ricordo il libro che la Regione Puglia fece stampare che conteneva tutti i disegni e le lettere piene di paura dei bambini tarantini.
Non riesco a trovarlo ora sul web ma la lettera che il Presidente Vendola inviò al Presidente del Consiglio Berlusconi, con il libro allegato, è datata 30 luglio 2008.
Luglio 2008 - luglio 2012. Sono trascorsi altri 4 anni e nessun passo è stato compiuto.
C'era tutto il tempo per cambiare lo stato delle cose in questi 1.460 giorni o se volete in queste 35.040 ore. Lasciando perdere ciò che era avvenuto prima.
Mi domando se in 35 mila ore la politica non sia in grado di trovare una soluzione che metta a riparo salute e lavoro; mi domando se non si è avuto davvero il tempo per studiare casi analoghi nel resto del mondo ...
Abbiamo una politica "ciuccia", incompetente, lassista, disinteressata della vita delle persone e dell'economia di un intero Paese.
Farci trovare oggi di fronte alla scelta scellerata di preferire se mandare a casa migliaia di lavoratori o continuare a far morire le persone non trova nessuna giustificazione. Non siamo noi a dover parteggiare per uno o per l'altro.
Questa politica deve pagare, a destra e a sinistra e non può oggi permettersi il lusso di mandare a casa, in mobilità migliaia di lavoratori.
Questi lavoratori devono essere indennizzati, finché non riapriranno gli impianti, perché gli impianti DEVONO riaprire; devono essere indennizzati personalmente dagli attori politici.
Paghi Berlusconi, paghi Vendola, paghino tutti quei parlamentari asini e che non si sono impegnati a fare il loro dovere, quel dovere per cui vivono una vita agiata, una vita privilegiata.
Paghi la famiglia Riva come proprietaria dell'azienda e che si è arricchita consapevole della morte che andava seminando.
Non voglio ricorrere all'invocazione della giustizia divina e maledirvi tutti perché la gente deve portare il pane a casa ; giustizia sia fatta oggi.
Benedico il Giudice che ha ordinato il blocco dell'impianto perché è giunta l'ora della resa dei conti.
E non dovranno essere i lavoratori a dover combattere per la conservazione del posto con la consapevolezza di ottenerlo a scapito della loro salute e di quella dei tarantini.
E' ingiusto far macchiare di questo delitto, rendere complici di questo disastro coloro che hanno un unico neo: sono poveri e devono sopravvivere in un territorio in cui le regole le dettano gli altri.
mercoledì 27 giugno 2012
lunedì 18 giugno 2012
FW: La guerra dei memi. Gli influencers e il nemico PD
Un meme, scrive Kalle Lasn fondatore di Adbusters.org, è un’unità di trasmissione culturale (uno slogan, un pensiero, una melodia, un concetto di moda, filosofia, politica) che si trasmette di cervello in cervello.
I memi lottano per riprodursi e si diffondono fra la popolazione in maniera molto simile al modo con cui i geni vanno a caratterizzare una specie biologica. I memi più potenti sono in grado di cambiare le menti, di alterare comportamenti collettivi di opinione e di trasformare intere culture.
Ecco perché la guerra dei memi è diventata la principale battaglia geopolitica dell’era dell’informazione.
Chiunque sia in grado di controllare memi ha, di fatto, il potere tra le mani.
L’espressione “guerriglia dei memi” è stata utilizzata per la prima volta da Paul Spinrad in <Adbusters>, nell’inverno 1995. Ma in realtà riprende una profezia di Marshall McLuhan, che recitava più o meno così “la prossima rivoluzione – la Terza guerra mondiale – sarà una guerriglia dell’informazione, combattuta per le strade o nei cieli, non nei boschi o in alto mare, in prossimità delle frontiere di pesca internazionali, ma sui giornali e sulle riviste, sulla radio, le televisioni e Internet”.
Ovvero una feroce guerra di propaganda a tutto campo fra contrastanti idee del mondo e del futuro.
Questa guerra non solo è iniziata da parecchio, ma è una guerra che ormai si combatte ovunque. I mercati sono conversazioni, ci raccontavano a fine anni novanta quelli del Cultrain Manifesto. Grazie alla rete, i mercati diventano più informati, più intelligenti e più esigenti rispetto alle qualità che invece mancano nella maggior parte delle aziende.
Nelle conversazioni, la reputazione di una azienda è tutto; per questo la reputazione è soggetta a guerriglia informazionale da parte dei competitor.
venerdì 8 giugno 2012
Tradita dalla pietà
Scrivo perchè ancora mi sento ferita e forse dipende soltanto dalla mia sensibilità, dal fatto che immagino sempre che gli altri debbano trattarmi, rivolgersi a me, così come io tratto e mi rivolgo loro.
Stabilisco le regole, tento di condividerle quando ne propongo nuove che permettano di superare le cattive prassi cui ci si è abituati, insomma inseguo l'idea della convivenza civile.
Da più giorni sto trattando una pratica sul posto di lavoro, di quelle fatte male sia per avidità del proponente, sia per superficialità da parte dell'organizzazione professionale delegata.
Con le buone maniere ho tentato di far ragionare il primo e la seconda per sanare ogni neo e ogni dichiarazione che sfiorava la mendacità. Tutto ciò nell'interesse di tutte le parti, principalmente del cittadino che per godere oggi di un beneficio, rischierebbe domani di essere pesantemente sanzionato o addirittura perseguito legalmente.
Abbandonata, come capita da sempre, dal mio superiore gerarchico che mi affida tutto il procedimento in virtù della massima fiducia che prova per me - la firma di ogni provvedimento ce la mette lui però -, oggi, per togliersi la rogna di un cittadino poco educato ed insistente, superando ogni logica, sovverte le regole e mi "consiglia" di chiudere la pratica e tutto ciò dinnanzi al cittadino.
Chiaramente ho manifestato il mio dissenso e mi sono rifiutata di chiuderla in quel momento, andando via e tornando nel mio ufficio!
Neanche cinque minuti e mi sono ritrovata il cittadino invasato che mi ha vomitato addosso di tutto.
Tono della voce alto e alterato e al mio "la smetta di gridare", il suo "Io sono il suo datore di lavoro e grido quanto mi pare" e poi "Siete voi che portate la gente al suicidio, ma io non mi suicidio, preferisco farlo a voi".
Frase sgrammatica ma chiara nel contenuto: una minaccia.
Presente il mio collega che cercava di calmare l'uomo.
Accettare come se nulla fosse dichiarazioni mendaci, censurata nel dover richiedere documentazione comprovante il possesso di determinati requisiti e poi, giusto per togliersi di torno la rogna dell'invasato, quasi obbligata a non compiere il mio dovere ed infine, aggredita verbalmente e minacciata.
La violenza è doppia, è tripla.
Ancora adesso sto male.
Tenere testa alle insistenze, a coloro che tentano sempre le vie più corte per ottenere ciò che non gli spetta. Non cedere alla minaccia, controllare la paura e sapere che alla fine la responsabilità della scelta ricade solo e soltanto su di te e che il collega o il superiore gerarchico sicuramente non avranno il tuo stesso coraggio. Si, ci vuole coraggio ed il mio istinto, per fortuna, lo manifesta in ogni occasione salvo poi ritrovarsi con il cuore dappertutto, il sangue che scorre triplicando la sua normale fluidità e con il timore di non farcela, che il fisico tradisca.
Però il tradimento più importante lo commetto da sola. Tradisco me stessa perchè non voglio arrecare ulteriori danni, non voglio ricorrere alla denuncia vera. Quella che poi ti arrivano i carabinieri da casa e ti rovino la vita.
L'estrema pietà delle donne che salva sempre gli uomini violenti.
Sono ancora in ebollizione, sto riflettendo, il battito del cuore, nonostante siano passate diverse ore, è ancora accellerato e mi sento insicura. Sto qua a scrivere nel tentativo di sentirmi meglio, di vomitare il malessere che mi ha invaso.
A casa non ho detto nulla, ho accennato qualcosa al mio compagno perchè stavo rientrando prima dal lavoro. Se mio padre o i miei fratelli venissero a conoscenza dei fatti, dubito comprenderebbero adesso la mia scelta immobile. Se altri sapessero, mi direbbero che non ne vale la pena inseguire sogni di buone prassi, che è meglio toglierselo dai coglioni uno così invece che rischiare chissà che.
E' meglio chiudere un occhio con certe persone, per evitare guai ma io, anche se adesso sto male, NON HO PAURA!
e vaffanculo
mercoledì 11 aprile 2012
mercoledì 4 aprile 2012
IL LAVORO NON E' UNA MERCE, IL LAVORO E' UNA PERSONA
CONDIVIDI E SOTTOSCRIVI
http://www.cgil.it/Petizione/Articolo18_042012/default.aspx
IL LAVORO E' UNA PERSONA
La CGIL è impegnata in un’iniziativa straordinaria per i diritti dei precari e dei giovani, per ammortizzatori universali e perché un lavoratore licenziato senza giustificata causa o motivo possa essere reintegrato. Per dare forza a questa iniziativa, per sostenere questi diritti e la mobilitazione della CGIL firma anche tu.
giovedì 15 marzo 2012
Pinuccio e Michele Emiliano organizzano una mangiata di pesce.
Pinuccio chiama il sindaco di Bari per ordinare il pesce
sabato 24 gennaio 2009
L'Anfora UDI transita a Francavilla - Partecipa con il tuo messaggio
Staffetta di donne contro la violenza di genere
A Niscemi è stata assassinata Lorena, a Brescia è stata sgozzata Hiina, ma l’elenco delle donne vittime di violenza fisica, sessuale o psicologica è molto più lungo.
In genere gli assassini sono: fidanzati, mariti o ex, ma anche padri, fratelli, conoscenti, solo qualche volta estranei.
Femminicidio è un reato preciso e avviene quando un uomo uccide una donna per sentirsi
maschio.
Per combattere un nemico tanto violento, dobbiamo essere unite, parlare, lasciare che le donne raccontino. Spesso un assurdo senso di vergogna, un illogico senso di colpa costruiscono una gabbia di silenzio, di solitudine e di dolore nella quale la vittima si rinchiude.
Non dobbiamo mettere una distanza tra noi e le altre e, soprattutto, non dobbiamo mai sentirci estranee o privilegiate.
Quelle donne picchiate, violentate, uccise, siamo NOI, siamo tutte noi !
Tutte insieme dobbiamo unirci per riuscire a mettere fine a queste tragedie.
Con questo intento l’UDI ha organizzato LA STAFFETTA di donne contro la violenza sulle donne. E’ partita da Niscemi, martedì 25 novembre 2008, attraverserà tutta l’Italia e si concluderà il 25 novembre del 2009 a Brescia.
Simbolo e testimone della Staffetta è un’anfora con due manici che le donne si passeranno di mano in mano per un intero anno, per tutto il Paese.
Il gesto di “portare insieme” vuole significare l’importanza della relazione e della solidarietà. Sarà un modo di dire a tutti forte e chiaro che tu, io, noi siamo unite e diciamo basta alla violenza.
accolgono
L’ANFORA
Giovedì 29 gennaio alle ore 17.00
presso la sede CSV in via Manzoni, 21
Francavilla Fontana - Brindisi - Italia
La presenza ed il sostegno di donne e uomini sono il segno di sensibilità e solidarietà.
Puoi aderire anche sul gruppo che abbiamo creato su facebook http://www.facebook.com/event.php?eid=46202461615
mercoledì 24 dicembre 2008
sabato 22 novembre 2008
OST - PD - PARTECIPAZIONE
Mentre il circolo del mio paese è diviso e in fase di riassestamento, Bari sta riuscendo a porsi, finalmente, nella giusta prospettiva voluta da Veltroni.
Il nostro Walter è riuscito a farci sperare che la gente, la base, il popolo, attraverso la partecipazione, possa CAMBIARE il nostro Paese. Io continuo a credere sia possibile e mi impegnerò con passione, entusiasmo, speranza, ardore perchè il cambiamento avvenga.
Finora stiamo arrancando con questo termine: partecipazi0ne ...
Mi chiedo spesso se il significato sia univoco o se ognuno lo interpreti a suo gradimento e non sono riuscita ancora a rispondermi. Sarò tonta io!!!
Ieri ero a un convegno, un bel convegno che trattava i costi della burocrazia sul cittadino e l'impresa. Relatori eccellenti, qualificati. Tema interessante, specie di questi tempi, visto l'attacco omicida da parte del governo nei confronti della PA.
Ascoltavo ma ogni tanto mi distraevo. Rimproveravo me stessa dell'incapacità di concentrazione, il tema mi interessava.
Siccome continuavo a perdere il filo del discorso, ho tentato di capire perchè non riuscissi a stare attenta. Dopo un pò ci sono arrivata.
La modalità di comunicazione e la mancanza di apporto partecipativo da parte dell'assemblea.
Per farla breve: per quanto eruditi, informati, eccellentemente esperti, i relatori non sapevano comunicare. Interventi lunghi, ricchi di contenuti ma che per il modo in cui venivano presentati, perdevano il 90% del loro valore.
A me pare che il problema della comunicazione, della buona comunicazione, faccia perdere di efficacia ogni azione in ogni contesto.
Uno dei motivi di crisi del nostro PD locale è proprio questo. Comunicazione sbagliata.
Errata nei confronti dei cittadini ed anche tra i tanti dirigenti. Un gruppo così numeroso, come quello del circolo francavillese, avrebbe dovuto puntare molto sulla comunicazione circolare che , secondo me, è l'unica che crea movimenti partecipativi. Crea discussione, accende animi ma chiarisce e apre e pian piano si radica sul territorio amato.
In questi giorni leggiamo in vari post sui blog locali, sui quotidiani, affermazioni e dichiarazioni di singoli che nella bontà dei propri limiti interpretativi assurgono ruoli esplicativi e chiarificatori di complessità che ignorano. Altro non fanno che creare ulteriore confusione.
Manifestazioni di rabbia comprensibili, specialmente se esternate da adolescenti, da menti in formazione, meno giustificabili se adottate da adulti consapevoli che creare caos, per chi sa leggere oltre le righe, rappresenta di sicuro un obiettivo.
Io ho la ferma volontà di superare questo stato di caos e cercare, nel mio piccolo, di riordinare le idee e dare il mio apporto per una sana riorganizzazione.
Chiaro è che da sola non vado da nessuna parte ed ho bisogno del pensiero e la parteciazione di tutti per attuare qualunque progetto che riguarda il cambiamento tanto agognato.
Non temo questa crisi, no. Ho avuto paura finora a causa della chiusura che vivevamo. E' tempo ora per fare il punto e cominciare a colloquiare, parlare, conoscerci e farci conoscere veramente.
All'OST non potrò andarci per motivi familiari ma invito chiunque voglia intraprendere un nuovo e partecipato cammino, in compagnia di tanti attori motivati quanto me, di farsi una capatina.
Intanto date un'occhiata qui
Se stuzzica il vostro interesse: P A R T E C I P A T E
venerdì 14 novembre 2008
La CGIL è dalla parte giusta
foto D.Red14 novembre 2008
Sveglia alle 6 e mezza, in fretta, il pullman passa alle 7 e 10 vicino alle poste centrali. Papà è con me. Siamo in orario. I compagni di viaggio son già là e ne giungono altri.
Arriva il pullman con l'autista incazzato perchè a Ceglie l'han fatto tardare.
Ci avviamo, caspita continua a piovere. Mi preoccupa.
Mi telefona Mimino, non sarà con noi alla manifestazione, ieri l'hanno investito.
Passiamo da Ostuni, da Fasano. I posti si occupano.
Poco più delle 9, siamo a Bari. Siamo i primi. Scendiamo sul lungomare e ci avviamo a prendere il materiale: bandiera, cappellino, fischietto e mantellina per la pioggia.
Vedo la mia Segretaria, Antonella, volto tirato, tesa, preoccupata più di me.
"Siete i primi" ... con il timore che saremo in pochi. Temo anch'io, oggi son spaventata per davvero. Il sindacato spaccato mi fa sentire sola nel combattere per i diritti di tutti e acuisce la sensazione di non avere abbastanza forza per affrontare la battaglia.
Le bandiere sventolano già sul lungomare e attendiamo con il sole che ha cacciato già via i nuvoloni e all'unisono arrivano gli altri: pullman da Brindisi, Foggia, Lecce, Taranto.
Il bel tempo e la folla cambiamo il mio umore e le mie sensazioni.
Passano i minuti ed il rosso prevale su tutto assieme al calore degli abbracci e il piacere di essere con questi compagni ad affrontare quest'altra avventura.
Vedo Marco, il compagno della CGIL di Bari, ma non trovo Michela, siam troppi, eppure c'è, me l'ha detto Marco.
Sorpresa, sono con noi i vigili del fuoco con in mano la bandiera della Cisl.
Penso, ho ragione, sono dalla parte giusta ed ancora una volta chi vuole decidere utilizzando metodi verticisti, apicali, si sta sbagliando.
Cazzo, siamo dalla parte giusta.
Antonella apre il corteo e finalmente sta sorridendo. C'è anche il segretario nazionale della FP Cgil Mauro Beschi. Le telecamere delle Tv si soffermano più volte, partono le interviste.
I fischietti assordano. Parte qualche canto, slogan.
Cavolo, assieme al fischietto, dovrebbero sempre dare i tappi per le orecchie ...
Tutta la protesta nel fiato in questi fischietti. Tossisco.
Circondiamo gli uffici della Rai, soffermandoci qualche minuto sotto l'ingresso.
Arriviamo sotto il palazzo della Regione, ci fermiamo e invitiamo i padroni di casa a scendere. Ci accontentano e sono con noi. Replichiamo sotto gli uffici della Provincia ma non sortiamo lo stesso effetto ... vabbè ... proseguiamo
Si fa silenzio, passiamo sotto il cantiere che ha visto un uomo morire da poco.
Donato intanto fa la spola tra il banchetto per la raccolta firma ed il corteo e scatta foto a tutto spiano.
Patrizia, Antonio, la collega di Bari, un anziano signore che non tiene il linea lo striscione, si scherza, si chiacchiera.
Mi sento toccare la spalla, è Fabrizio, collega conosciuto su facebook, è qui anche lui.
La mia bandiera finisce spesso a disturbare ma invece che arrabbiarsi, partono i sorrisi.
Lo striscione comincia a pesarmi, sto sudando con questa mantellina rossa ma ci penso poco. Penso a come mi son conciata, cappellino, fischietto e mantellina rossa: 'na combattente senza armi se non l'entusiasmo di essere dalla parte giusta. Resisto al calore e continuo. Mica posso lamentarmi per il bel sole quando all'alba temevo il diluvio ...
Felicità: un folto gruppo di ragazzi si unisce al corteo, si piazzano davanti, si mischiano e intonano canti.
Che belli i ragazzi, senza marchi, con la sola voce fresca. Vita!!!
Sono ancora là ad accoglierci sul palco, in piazza prefettura, strimpellando chitarra e intonando un canto sulla partecipazione. Mi fan ricordare i canti da oratorio, quelli che abbiamo ascoltato un pò tutti quanti, quelli in cui il credo diventa essenziale e le stonature non fanno testo.
La piazza gremita, il vento fresco anima le bandiere e dona refrigerio dopo la camminata.
Cominciano gli interventi ma non li racconto perchè per comprendere il significato occorre partecipare. Esserci. Le informazioni le passo ogni giorno, l'emozione della partecipazione, della condivisione è unica. E' come andare allo stadio oppure guardare una partita in tv ... chiedetelo ad un appassionato di calcio... e per non esser scambiata per tifosa, si pensi ad una rappresentazione teatrale, un concerto, una lezione universitaria, un consulto medico ...
Son contenta, soddisfatta. Lo sono ancor di più perchè ci sono i miei colleghi, che con mille difficoltà sono qui con me. C'è anche l'assistente sociale a tempo determinato, poverina si è alzata alle 5 per esserci e non glielo ha ordinato nessuno di venirci. Ci perde danaro e tempo, un pò come tutti noi. Nel mio posto di lavoro abbiamo aderito allo sciopero con una percentuale del 75% e siamo tra i pubblici dipendenti che hanno lo stipendio più basso. Si comprende facilmente quanto ci sta costando questo attacco da parte del Governo.
In ufficio c'è chi oggi è presente senza aver timbrato, ci sono scadenze. Il Segretario, l'architetto ... aderiscono allo sciopero e lavorano ugualmente!!!
Visto che poi Brunetta ha dichiarato che nel sud ha scioperato solo il 7,39%, sicuramente la decurtazione sul mio stipendio sarà rapportata a tale percentuale ... ehehheh ...
Renatooooo, non falsificare i dati, io c'ero alla manifestazione e sono dalla parte giusta!!!!
... finiti gli interventi, ci avviamo ai pullman.
Siamo stanchi fisicamente ma ricaricati. Ripartiamo e ci diamo appuntamento con la consapevolezza che sì, metteremo ancora mano al portafogli, ma che il 12 dicembre saremo tanti, tanti tanti!!!
martedì 11 novembre 2008
Vendola costringe l'Ilva a tagliare le emissioni

11 novembre 2008
L’Ilva riduca le emissioni o chiuderà i propri stabilimenti. E’ pronta la bozza della legge regionale pugliese per la riduzione delle emissioni industriali di diossina e altre sostanze inquinanti, e oggi il presidente Vendola la porterà in giunta per l’approvazione: secondo la nuova legge, lo stabilimento siderurgico, che impiega circa 15 mila dipendenti, dovrà ridurre le emissioni di diossina [policlorodibenzodiossina] e furani [policlorodibenzofurani] fino ad un massimo di 2,5 nanogrammi a partire dal primo aprile del 2009. Un limite che dal 31 dicembre 2010 dovrà scendere ulteriormente fino a 0,4 nanogrammi. In caso di violazioni, il proprietario dello stabilimento Emilio Riva avrà sessanta giorni di tempo per rientrare nei limiti previsti, pena la chiusura degli impianti.
Il tetto di 0,4 nanogrammi è il massimo consentito dal cosiddetto protocollo di Arhus, approvato dall’Ue a febbraio 2004, recepito in Italia con la legge 125 del 2006 ma di fatto disatteso. «Abbiamo lavorato – ha detto Vendola a Liberazione, che dedica alla nuova legge un’ampia anticipazione oggi- sulla base dell’esperienza friulana che ha sanato la situazione di uno stabilimento di gran lunga più piccolo del gigante Ilva», lo stabilimento siderurgico Servola [ora gruppo Lucchini] a Trieste.
«Siamo di fronte – prosegue Vendola – a un salto di qualità politico e culturale. Per la prima volta una regione italiana compie l’azzardo di dotarsi di una legge che ignora i limiti massimi di emissioni tossiche consentite in Italia. Siamo consapevoli del rischio di scontrarci con il solito ‘apparente buon senso’ che sconsiglia interventi di tipo ambientalista in crisi economica. Ma è ora che lavoro è ambiente diventino un unico paradigma».
L’Ilva di Emilio Riva è al centro delle polemiche più del solito, in queste ultime settimane.
Due mesi fa il ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo aveva rimosso i tecnici che avrebbero dovuto esprimersi sulla concessione o meno dell’Autorizzazione integrata ambientale [Aia], secondo alcuni per fare un favore a Riva, che partecipa alla cordata della Cai. Li aveva sostituiti con tecnici «di sua fiducia» [ma uno di loro era talmente impresentabile che la stessa Prestigiacomo ha dovuto tornare sui passi, per cacciarlo poco dopo averlo nominato: si trattava del’ingegner Bonaventura Lamacchia, condannato per falso, ricettazione, evasione fiscale, bancarotta fraudolenta, tentata estorsione e turbativa d´asta].
La legge proposta oggi da Vendola «aggira» in qualche modo l’ostacolo, perché impone all’Ilva, così come a tutte le altre aziende che producono in Puglia, la riduzione delle emissioni inquinanti.
I valori indicati dalla legge sono gli stessi che la stessa Ilva ha dimostrato sperimentalmente di poter raggiungere, ma ai tecnici del ministero quella soglia era stata indicata come possibile solo dopo un anno: «Una posizione inspiegabile» avevano fatto sapere i tecnici della Regione. Che ha dunque deciso di procedere da sola. In pratica la legge ripercorrerebbe la proposta della commissione Aia rimossa dal ministro Prestigiacomo. «Una legge di buon senso» hanno detto i tecnici pugliesi all’Espresso qualche giorno fa, «che non mette un cappio al collo di Riva ma nello stesso tempo obbliga la proprietà dell’Ilva a investire per ridurre le emissioni». «Con la legge – ha detto ancora Vendola – vogliamo obbligare l‘Ilva a investire su salute e ambiente, vogliamo convincerli a fare ciò che avrebbe dovuto fare già da tanto tempo: l’Ilva ha un debito enorme con la città di Taranto. Un debito che rappresenta una voragine nella quale sono state risucchiate tante esistenze. Ora deve schivare se stessa e la propria pigrizia, lo deve come un atto minimo di risarcimento nei confronti della città, anche per dimostrare che i grandi attori dell’impresa industriale sanno rispondere alle domande di modernità».
Fonte
domenica 2 novembre 2008
Folkabbestia - Non E' Mai Troppo Tardi Per Avere Un'infanzia Felice

Alla Manifestazione
Uè risvigliete Ninè, mo te fazze nu cafè
Camma sci a fa la manifestazione
Pigghie u pane e u prevolone, ne scurdanne u pannoline
Pigghie u mmire cudde buune de Peppin
Cu Giuanne de San Pasquale sempe colla radiolin
Cu Peppine ca se frech tutt u mmir sim arrivate a Rome!
Tutte quanne alla manifestazione
U figghie me non pote avè padrone
Quanta ggente ca ge stà, dai la mano a papà
Tutte nsime bella stà fotografie
Passe u mmire e statte citte famme sendi nu picche
Ca sta a parle cudde della Cgil
Iune se ne sciute o senne, e du se so mbriacate
Tre se fasciene nu spenidde anaschnnute
Alla faccia e Berluscone!
Tutte quanne alla manifestazione
U figghie me non pote avè padrone
Tutte quanne sparpagghiate ne sciame arrete a case
Ogne ddi 'mbaccie alla televisione
E po' a ma sci a fadegà e ce potene licenzià
Non ce donne manghe la liquidazione
E nemmanghe la pensione, i tenghe na famigghie
Addò ja sci a spanne le robbe cu quatte figghie?
Abbasce o canalone!
Tutte quanne alla manifestazione
U figghie me non pote avè padrone
Link sito
venerdì 31 ottobre 2008
Lettera a una studentessa

L'ho trovata, letta, mi ha emozionata perchè mi ci ritrovo interamente in queste parole. Queste parole sono mie, mi appartengono.
Lontano il tempo in cui potevo essere la destinataria diretta di queste righe, vicino e percettibile il significato perchè sono mamma di un figlio in pericolo. Pericolo che cerco con ogni forza di combattere al suo posto, pericolo che vorrei rendere inoffensivo per offrire domani la possibilità al mio Giò di farsi valere per le sue conoscenze, le sue attitudini, la sua perseveranza, la sua voglia di vita. Pericolo che non abbia più la possibilità che egli possa realizzare ogni suo sogno. Pericolo che rappresenta uno specchio per le allodole e cela altri attacchi ai bisogni primari di ogni cittadino.
Istruzione e salute non si toccano: SONO UN BENE PUBBLICO!!!
Ci vediamo in piazza ...
Lettera a una studentessa
Autore: Nichi
Non hai un solo nome, sei un soggetto plurimo, sei una moltitudine, sei maschile e femminile. Eppure voglio
scriverti pensandoti come un singolo, anzi come una singola. Si, come una studentessa: e non certo per pelosa galanteria, ma perché la “cosa” che incarni è così poco militarizzata e gerarchizzata che mi offre una declinazione al “femminile” dei pensieri che mi ispiri. E dunque, cara studentessa anti-Gelmini: ti spio, ti annuso, provo a decifrare il tuo lessico, cerco di indovinare i tuoi gusti e le tue passioni. Hai la faccia anche della mia piccola Ida, che è andata al suo battesimo con la piazza con la serietà con cui ci si presenta ad un esame scolastico. Il suo primo corteo. Mi sono imposto, per una questione di igiene politica, di non fare paragoni (il 68, il 77, l’85, la pantera): quei paragoni che dicono molto della nostra vecchiezza e poco della giovinezza di chi compone le forme nuove della ribellione al potere. Ho cercato di non sovrapporre la mia epopea, la mia biografia, la mia ideologia, al corpo sociale che tu rappresenti, al processo culturale che tu costruisci, alla radicale contraddizione che tu fai esplodere con la fantasia e il sarcasmo dei tuoi codici comunicativi e della tua contro-informazione. Tu sei, seppure ancora appesa a più fili di adolescenza, una domanda matura e irriducibile di democrazia: e hai capito che per non essere ridotta alla volgarità del tele-voto e della pubblicità, la democrazia non può che vivere e rigenerarsi nel rapporto con le culture, nella socializzazione dei saperi critici, nella ri-tessitura quotidiana delle reti di incivilimento e dei nodi di convivialità. La scuola è il fondamento di ogni democrazia. Lo è quando insegna ai bimbi delle elementari l’elementare rispetto per ogni essere umano: precetto che forse evaporerebbe in qualche istituto scolastico di rito padano. Lo è quando riannoda i fazzoletti della memoria storica e tramanda narrazioni, saperi e valori. Lo è anche quando la scuola fuoriesce da sé, straripa nel conflitto politico-sociale, invade la piazza,
trasferisce la cattedra sul marciapiede, proietta le proprie attitudini pedagogiche sui territori, rompe la separatezza dei suoi microcosmi e investe con domande di senso l’intera società. Dimmi che scuola hai e ti dirò che società sei. C’è chi immagina, anzi c’è chi vuole apparati della formazione che preparino alla precarietà esistenziale e produttiva: e dunque servono scuole e università dequalificate. Le classi dirigenti (forse è più appropriato dire “classi dominanti”) si riproducono invece per partenogenesi, ben protette in quei laboratori della clonazione sociale che sono scuole e università private. Cara studentessa, queste cose tu le hai scoperte con semplicità, le hai spiegate alla tua famiglia, le hai narrate con compostezza nelle assemblee, hai rivendicato la tua centralità (la centralità della pubblica istruzione) contro chi “cogliendo l’attimo” dell’egemonia berlusconiana voleva e vuole di colpo annullare un secolo di battaglia delle idee, di esperienze gigantesche di riorganizzazione sociale e scolastica: hai ben compreso che la Gelmini non è folclore, ma è il punto più insidioso dell’offensiva della destra, è una sorta di don Lorenzo Milani rovesciato, è l’apologia di un “piccolo mondo antico” abitato da voti in condotta e grembiulini monocromatici dietro la cui scenografia ottocentesca si muove la modernità barbarica del mercato: che non ha bisogna di individui colti, e liberi perché padroni delle conoscenze, ma ha bisogno di piccole libertà in forma di merce per individui ammaestrati alla competizione e diseducati alla cooperazione.
Carissima studentessa, la lezione più importante che ho appreso studiando le vicende del secolo in cui sono nato è che l’obbedienza non è una virtù assoluta. Se è ossequio ad un potere cieco, ad un codice violento, ad un paradigma di morte, allora bisogna ribellarsi, allora bisogna scegliere le virtù civiche della disobbedienza. Non si può obbedire alla politica del cinismo affaristico e classista. Al contrario, dobbiamo cercare la politica che ci aiuta ad essere la forza ostetrica che fa nascere il futuro. Volevo ringraziarti perché, spiandoti e annusandoti, non ho pensato: questa qui è dalla mia parte. Ho pensato che la mia parte (stavo per dire il mio partito) è nello spazio riempito dai tuoi gesti, dalle tue parole, dalla forza inaudita di tutte le tue libertà.
Nichi Vendola
lunedì 27 ottobre 2008
Crisi finanziaria, discutiamone
Ricevo l'invito e lo inoltro a tutti, al di là della propria appartenenza politica. La problematica affrontata va oltre il colore politico. Spero solo che attraverso la partecipazione e la promozione di queste manifestazioni, si riesca ad aiutarci vicendevolmente.
Carissimo/a,
Ti comunico che Venerdì 7 novembre alle ore
“CRISI FINANZIARIA”
QUALE DESTINO PER I NOSTRI RISPARMI?
Relazionerà:
Avv. Antonio Tanza
vice presidente nazionale dell’ADUSBEF
Interverranno:
Avv. Cosimo Maiorano
Sen. Giuseppe Caforio
Sei invitato a partecipare
Il commissario IDV
Ernesto Ciccarese
venerdì 24 ottobre 2008
"tradimento" FP CISL - UIL PA: lavoratori fregati!!!

Carlo Podda Segretario Generale FP CGIL
Al Governo e all’opinione pubblica che si interroga e non comprende i motivi per i quali la FPCGIL non ha aderito al Protocollo, vorremmo dire chiaramente quattro cose:
- l’aumento che il Governo elargirà unilateralmente ai lavoratori in busta paga, sarà di 40 (quaranta) euro netti, più 7 euro per la produttività, che sarà evidentemente riservata a chi è produttivo;
- dal 1 gennaio 2009, dagli stipendi saranno decurtati in base alla L.133 mediamente da 80 a 250 euro;
- il recupero della somma tagliata, ovvero con decorrenza non garantita da giugno per un valore di un terzo del totale, è solo per i lavoratori dei ministeri, delle agenzie fiscali e del parastato;
- ’intesa non ha il 51% dei consensi necessari per fare il contratto, secondo le attuali leggi sulla rappresentanza sindacale, ed il ministro Brunetta ha già dichiarato di voler procedere unilateralmente.
Roma, 24 ottobre 2008
mercoledì 22 ottobre 2008
Bari Legge Gomorra

Solidarietà per Roberto Saviano: alla sala Murat di Bari, lettura pubblica di 'Gomorra'
Presso la Sala Murat, l’Assessorato alle Culture promuove “Bari legge Gomorra”, un appuntamento pensato per manifestare la vicinanza della Città di Bari a Roberto Saviano, minacciato di morte per aver messo in luce la trasversale architettura malavitosa del sistema camorristico e gli intrecci che ne fanno uno dei pilastri della nostra economia. E' recente l'appello di 6 Premi Nobel affinchè la collettività lotti per proteggere Saviano: lo hanno sottoscritto Dario Fo', Mikhail Gorbaciov, Gunther Grass, Rita Levi Montalcini, Orhan Pamuk, Desmond Tutu.Chiunque voglia partecipare all’iniziativa può inviare la propria adesione a barileggegomorra@gmail.com
Aderire a questo appuntamento significa partecipare alla denuncia di Saviano, rilanciare la stessa domanda di giustizia, riconoscere la necessità di un profondo cambiamento culturale. Lo hanno già fatto: Università degli Studi di Bari; Regione Puglia - Assessorato al Mediterraneo; Provincia di Bari - Assessorato alla Cultura; Teatro Pubblico Pugliese; Corriere del Mezzogiorno Puglia; La Repubblica Bari; La Gazzetta del Mezzogiorno; Teatro Kismet Opera; Associazione Terrae; Compagnia Diaghilev; Libera Bari; Libera Puglia; Piccolo Teatro; Città Plurale; Momart; Fibre Parallele; Arci Puglia; Parrocchia S. Gabriele; Libreria Feltrinelli Bari; Libreria Laterza Bari; Ant Bari.
24 ottobre - ore 20,00
Sala Murat, Bari
P.zza del Ferrarese
ingresso libero
mercoledì 15 ottobre 2008
Brunetta ed il Governo contro i precari
di
La Camera dei deputati ha approvato in data odierna l’articolo 37 bis del ddl 1441 quater.
Ciò significa che i 50.000 tempi determinati della pubblica amministrazione e le altre migliaia impiegate con contratti diversi, ma sempre in maniera continuativa e subordinata, saranno cacciati via da questo Governo buttando così a mare anni di esperienza e di capacità professionali acquisite quasi sempre utilizzate per garantire quella continuità , efficacia e qualità dei servizi che ben difficilmente potranno essere recuperate nel caso questi lavoratori dovessero essere espulsi dalla pubblica amministrazione, come è negli intendimenti del Governo.
Lavoratori che è bene ripetere in moltissimi casi svolgono funzioni essenziali alla sopravvivenza ed al lavoro degli enti stessi, soprattutto nei Comparti delle Regioni e delle Autonomie Locali, della Sanità Pubblica.
Con questa decisone si è dunque manifestata la volontà esplicita di espellere dal lavoro, dall’oggi al domani, migliaia di persone, senza curarsi delle conseguenze sui servizi pubblici. .
Questo provvedimento è, per altro verso, anticostituzionale in quanto entra nel merito della autonomia organizzativa delle Amministrazioni sancita dal titolo V della Costituzione, come peraltro asserito dalla regione Toscana che ha già preannunciato il ricorso alla Corte Costituzionale se non ci saranno modifiche al decreto;
IL testo del 37 bis dovrà essere profondamente cambiato, il sindacato promuoverà, a partire dalle manifestazioni unitarie già programmate, tutti gli sforzi possibili per fare mutare opinione al Governo e modificare al Senato questo provvedimento .
Roma, 15 ottobre 2008




